47) Goldmann. Correnti interne al marxismo.
Fin dall'inizio il marxismo si  caratterizzato per un alternarsi
del prevalere di correnti che insistono sull'azione degli uomini
e di altre, che invece insistono sull'inerzia sociale, sulla
resistenza dell'ambiente, sulle forze materiali.
L. Goldmann, Scienze umane e filosofia.

 Il pensiero dialettico pone l'accento sul carattere totale della
vita sociale. Esso afferma l'impossibilit di separare il suo
aspetto materiale dall'aspetto spirituale. Nondimeno, se si
percorre la storia del pensiero marxista, si incontrano continui
dibattiti fra le correnti idealiste, meccaniciste, ortodosse.
Lasciando da parte le posizioni che coscientemente o
incoscientemente si staccano dal marxismo (Bernstein, De Man,
eccetera), non  meno vero che, all'interno stesso di ci che si
pu chiamare l'ortodossia, si notano perpetue oscillazioni fra le
correnti che insistono sull'azione degli uomini, sulle sue
possibilit di trasformare il mondo o che, inversamente, insistono
sull'inerzia sociale, sulle resistenze dell'ambiente, sulle forze
materiali. Queste oscillazioni, non dovute al caso, esprimono
anch'esse le trasformazioni sociali, i mutamenti nelle condizioni
di azione del movimento operaio. Tutte le grandi opere marxiste
che mettono l'accento sulle forze dell'uomo, sulle sue possibilit
di trasformare con la sua azione la societ e il mondo, si situano
nelle grandi epoche rivoluzionarie, intorno agli anni 1848, 1871,
1905 in Russia e nel 1917. Basta ricordare gli scritti filosofici
del giovane Marx (1841-1846), il suo opuscolo sulla guerra civile
in Francia (1871), Stato e Rivoluzione di Lenin (1917), la
Juniusbroschre di Rosa Luxenburg (1916) e Storia e coscienza di
classe di Gyrgy Lukcs (1917-22). Inversamente le epoche di
stabilizzazione delle classi dominanti, epoche in cui il movimento
operaio  costretto a difendersi contro l'avversario potente, a
volte minaccioso e, in ogni caso, solidamente insediato al potere,
producono naturalmente una letteratura socialista che insiste
sull'elemento "materiale" della realt, sugli ostacoli da
superare, sulla scarsa efficacia della coscienza e dell'azione
umana.
 [...].
 Infine, per concludere queste osservazioni, delle quali non
ignoriamo affatto il carattere schematico, ricordiamo ancora che,
intorno a un punto importante, l'aver studiato prevalentemente
l'aspetto economico della vita sociale e l'aver trascurato lo
studio delle ideologie, ci pare abbia prodotto un importante
errore di valutazione. Intendiamo parlare della teoria del
capitale finanziario e dell'imperialismo. Sul terreno economico
gli studi di Hilferding e di Lenin erano notevoli. Ma a noi sembra
che limitarsi all'aspetto economico della realt ha sollecitato i
pensatori del movimento operaio a vedere nell'imperialismo europeo
degli anni 1900-1915 "ultimo stadio del capitalismo". Un'analisi
della vita ideologica di quell'epoca avrebbe permesso
probabilmente di vedere meglio la realt e in particolare la
vitalit che il capitalismo dell'Europa occidentale possedeva
ancora fino al 1925, al 1930 e, anche, fino al 1939, quando 
cominciato il vero periodo di declino. Il trapasso, sul piano
ideologico dai Nietzsche e dai Bergson a Heidegger, Jaspers,
Sartre, la scoperta di Kafka e di Kierkegaard, sono sintomi che
illuminano l'evoluzione della vita economica e sociale, bench il
loro significato non possa essere capito, a sua volta, se non
attraverso quest'ultima.
Aggiungiamo infine che oggi lo sviluppo della filosofia e della
sociologia marxista si trova anch'esso, per lo meno in Europa,
limitato da un insieme di fattori economici e sociali. L'aspetto
concreto che assume ai giorni nostri la lotta fra il proletariato
e la borghesia, le difficolt in cui s'imbatte, dopo il 1925-26
(epoca in cui il regime capitalista ha superato la crisi del 1917-
1918), il movimento rivoluzionario, l'importanza che nell'URSS ha
assunto il problema militare e quello dei rapporti con i paesi
capitalisti, l'influenza dell'URSS sulla vita ideologica del
movimento operaio europeo, questo insieme di cose ha sviluppato
nel proletariato un rigido spirito di disciplina, estremamente
sfavorevole alla ricerca e alla vita intellettuale. Per cui,
all'infuori delle grandi opere classiche del marxismo, anteriori
al 1920, il numero di analisi e di ricerche, nuove e davvero
importanti,  estremamente limitato e spesso  opera di
ricercatori irregimentati o di pensatori che, come G. Lukcs e
Varga, arrivano persino a rinnegare le proprie opere.
L. Goldmann, Scienze umane e filosofia, Feltrinelli, Milano, 1981,
pagine 87-91.
